Anno 2016

7 maggio ore 10.00 – Enti locali e piani di ristrutturazione amministrativa

Enti locali e piani di ristrutturazione amministrativa
Sabato 7 maggio 2016
Ore 10.00 – 13.00

Interventi di: Vittorio D. Gesmundo, Gianni Colucci
Coordinano: Pier Francesco Lotito e Carmine Lamanda

AGENDA

DOCUMENTI
Pubblica Amministrazione Locale: prospettive evolutive per i Comuni

ASCOLTA GLI INTERVENTI

Thierry Vissol

Cosimo Pacciani

Maria Ludovica Agrò

Discussione parte 1

Discussione parte 2

FOCUS su Welfare
Chiara Saraceno – SINTESI
Marino Regini – PRESENTAZIONE

Dario Nardella Marino Regini, Chiara Saraceno, Marcello Cecchetti Chiara Saraceno Marino Regini Marcello Cecchetti

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2 aprile ore 10.00 – Quale Italia per l’Europa – tavola rotonda

La tavola rotonda sul ruolo dell’Italia in Europa con Enzo Cheli, Leonardo MorlinoAugusto BarberaUgo De Siervo e il MinistroMaria Elena Boschi, ha chiuso i lavori di Eunomia 2016.

 Sono tre i temi principali su cui l’agenda europea si sta concentrando: la lotta al terrorismo, la gestione del fenomeno migratorio e la politica economica. La risposta al terrorismo deve essere necessariamente europea”. Ha detto il ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi. “Rivendico con orgoglio la posizione del nostro Governo – ha aggiunto il ministro Boschi -. La questione della difesa e della sicurezza passa anche attraverso un progetto culturale ed educativo per l’Europa: affermare che ad ogni euro speso in sicurezza deve corrispondere un euro speso per la cultura, per l’educazione e per il recupero delle nostre periferie, non è uno slogan”.

 

Giuliano AmatoGiudice Corte Costituzionale: “Quanto più in Europa davanti ai drammi che dobbiamo affrontare, ieri soprattutto quelli economici oggi anche quelli che derivano dai flussi di immigrazione e dal fenomeno terrorista, quanto più questi fenomeni portano a rendere necessarie soluzioni europee non più nazionali o intergovernative, tanto più i Paesi hanno la comune responsabilità di trovare la strada delle forme e degli strumenti di integrazione per governare queste grandi difficoltà.  Gli Stati Uniti d’Europa non restano un sogno, lo restano nel senso che il livello di integrazione a cui possiamo e dobbiamo arrivare per talune di queste questioni, sarà condiviso non da tutti ma da alcuni di noi. L’idea di portare tutti, dal Regno Unito all’Ungheria allo stesso livello di integrazione, questo è un sogno. Dovremo affrontare qualcosa a cui i padri fondatori non avevano pensato, un’Europa a cerchi concentrici, un’Europa fatta di due “Europe” o forse più”.

 

 

Augusto BarberaProf. Diritto costituzionale Università Bologna: “L’Europa sta vivendo un momento di crisi. L’identità dell’Europa è stata messa in discussione perché quando si dice che le grandi banlieue parigine o di Bruxelles non sono riuscite ad integrare, a trasmettere i valori nuovi alle nuove generazioni che vengono da popolazione migranti, significa che i valori europei non sono riusciti ancora a farsi strada. A questo si aggiunga poi che le stesse carte dei diritti su cui abbiamo puntato tutti, le carte dei diritti europei, che hanno consentito alle corti di Lussemburgo e Strasburgo di tutelare una serie di diritti talvolta importanti, di fronte a popolazioni che sono nel fango dietro barriere di filo spinato, il problema di legittimazione esiste e si pone”.

 

 

Ugo De SiervoPresidente Emerito Corte Costituzionale: “L’Europa è purtroppo la grande assente, o meglio, è un grande soggetto che non riesce ad esprimere pienamente tutta la sua forza culturale, economica, sociale, che è tenuta ad esercitare in un mondo così dilacerato, così percorso da grandi pericoli, da grosse tensioni. Per far questo occorre riprendere energicamente l’antico percorso, che era quello di passare da un’Europa dell’economia, del sociale a una Europa politica. Quindi la prospettiva federale (certo, federale speciale: diversa da quella di tutti gli altri stati federali), occorre più Europa, più unità, più compattezza, più governo europeo, più indirizzo unitario. In questo l’Europa deve riprendere le sue tradizioni. L’Italia non solo è stata una dei paesi fondatori ma ha avuto delle leadership politiche che, penso ad esempio a De Gasperi, che sosteneva che aumentando le funzioni oltre un certo livello era indispensabile andare verso il modello federale”

1 aprile ore 17.30 – Città Metropolitane: lo stato dell’arte

Una fotografia sullo stato dell’arte del processo di costituzione delle Città Metropolitane è stata fatta da Francesco MerloniLuciano Vandelli, e Dario Nardella:

 

Francesco MerloniProf. Diritto Amministrativo Università Perugia: “Quanto guardano i cittadini ale città metropolitane? Francamente penso poco. Soprattutto nelle grandissime città metropolitane. Certo a Roma, per il tema dei servizi forniti ai cittadini, ancora viene coinvolto il comune e, come si faceva poca attenzione alla provincia prima, si continua a fare poca attenzione alle città metropolitane. E’ la città metropolitana che si deve affermare perché il cittadino comprenda che da lì derivano servizi nuovi, qualificati, unificati, resi efficienti”.

 

 

Luciano VandelliProf. Diritto enti locali Università Bologna: “Le città metropolitane si stanno muovendo in tutta Europa, stanno avvenendo cose importanti, da ultimo, pochi giorni fa, l’Inghilterra ha approvato una nuova legge che sta estendendo la figura delle città metropolitane con grande flessibilità, grandi simmetrie da una situazione all’altra. E’ una prospettiva che sta crescendo rapidamente, dopo che si erano già mosse la Francia e altri paesi. Per quanto riguarda l’Italia, siamo nella fase di trasformazione. La scelta che ha fatto la legge, cosiddetta Delrio,è stata di trasformare le precedenti provincie con delle novità rilevantissime. La prima di questa novità: le città metropolitane sono sicuramente in questa fase e, per molte realtà, anche in prospettiva, governate dai sindaci dei comuni”.

 

 

Dario NardellaSindaco di Firenze: “Quello che conta è che le città metropolitane devono essere sempre di più determinate a recidere il cordone ombelicale con le vecchie province. Non siamo la copia sbiadita né la bella copia delle vecchie province. Siamo una cosa completamente nuova. Nasciamo per semplificare la vita ai cittadini e per incoraggiare gli investimenti e le infrastrutture sui territori. Questo è l’obiettivo che le città metropolitane italiane si devono, si vogliano dare, ed è con questa intenzione che chiediamo al governo, ed in particolare al Ministro Padoan, un supporto anche dal punto di vista della gestione finanziaria di questi enti che comunque ereditiamo dal passato”. Su Firenze città metropolitana: “Firenze è una città metropolitana ideale per misure perché è una città con una economia molto dinamica, tanti settori di eccellenza nell’industria, un patrimonio culturale straordinario e una conurbazione che negli anni si è sviluppata. I confini che conosciamo oggi, tra i comuni di Firenze e gli altri comuni, praticamente non esistono, i cittadini non li considerano più. Hanno solo scopi burocratici che complicano la vita alle imprese, ai cittadini e che noi dobbiamo semplificare. Un primo passo non può che essere la fusione di Firenze con i comuni limitrofi, non per allargare i confini di Firenze ma per fare una vera grande città che sia il cuore della città metropolitana”.

1 aprile ore 15.00 – Europa, Stati, Governi locali

Di Europa, Stati e Governi Locali hanno parlato Maria Ludovica AgròThierry Vissol e Cosimo Pacciani:

 


Thierry Vissoleconomista e storico: “La sovranità nazionale è un concetto quasi vuoto perché non esiste più. In termini economici non si può parlare di sovranità perché tutti i problemi sono a livello almeno europeo, se non mondiale. A livello geopolitico è la stessa cosa. Sull’immigrazione è la stessa cosa. Non vedo dove si trova la sovranità statale se non a livello del politico che ricerca potere attraverso il mantenimento delle sue frontiere perché definisce il suo state of play”.

 

 


Cosimo PaccianiChief Risk Officer dell’Esm: “Quello che lega le varie unità componenti di un’area economica, un’area politica, come quella europea, è sicuramente quello delle relazioni sistemiche di complessità. Sono componenti di varie dimensioni, di varia relazione fra di loro, quindi è come se uno dovesse pensare al rapporto fra entità locali, governi ed Europa come un sistema complesso di relazioni. Lo paragonerei ad un cervello in cui ci sono le cellule che devono comunicare, poi ci sono le sinapsi dove c’è la comunicazione e l’informazione. L’Europa in questo senso può essere vista come un organismo vivente fatto di persone, società, istituti finanziari, imprese, cittadini, che comunicano e vivono insieme in questo sistema complesso”.

 

 


Maria Ludovica AgròDir. Generale Agenzia Coesione Territoriale: “Credo che, tutto sommato, avere l’Europa è avere una squadra. Quindi l’importante è superare la logica egoistica, saper leggere il proprio bene nell’ambito del bene comune dell’Europa, la propria crescita nell’ambito di una crescita europea. Da qui possono svilupparsi le sinergie. A questo proposito voglio citare una cosa sulla politica di coesione, esiste un comitato delle regioni europee e quindi bisogna guardare dentro tutti i livelli di governance per capire se veramente c’è coesione o no. Nelle politiche di coesione abbiamo questo tessuto regionale di relazioni che è forte e che secondo me è significativo”.

19 marzo ore 10.00 – Energia: quali prospettive – tavola rotonda


Aldo Chiarini, Presidente ENGIE Italia: “Stiamo passando dalla grande produzione centralizzata dell’energia a quella decentralizzata fatta dalle rinnovabili. Queste fonti sono però intermittenti e perciò i grandi impianti dovranno rimanere per fare il back-up alle rinnovabili. E sono gli impianti a gas che potranno farlo perché il gas è un combustile flessibile, utile per i cicli combinati”. Gli attori dell’attuale mercato energetico quale interesse hanno ad investire sulle fonti alternative? “In passato ci sono stati interessi spinti dagli incentivi, per certi versi anche eccessivi, oggi invece un operatore come Engie ha interesse ad investire nell’efficienza energetica. L’efficienza è l’energia che non si consuma. L’importante è che ci sia stabilità politica e che le regole attuali abbiano una continuità da permettere la pianificazione di investimenti”.

 

 


Carlo Malacarne, Amministratore Delegato di Snam: “Le energie rinnovabili rappresentano l’avvenire, adesso occorre gestire con consapevolezza le fonti che accompagneranno le rinnovabili come il gas che è un idrocarburo pulito. Gli idrocarburi fossili non verranno sostituiti completamente e a breve tempo dalle rinnovabili quindi occorrerà una politica energetica che tenga conto degli aspetti ambientali ed economici. Gli equilibri geopolitici ed il mercato energetico? L’Europa ha bisogno di energia e gli idrocarburi non si trovano in Europa ma nell’area caucasica e in Africa. Bisogna perciò fare i conti con i delicati equilibri geopolitici perché ad esempio la fonte russa oggi copre il 30% del fabbisogno europeo. Serve perciò un accordo politico ben coordinato tra gli Stati europei”.

 

 


Nicola Lanzetta, Head of Market Italy at Enel: “Per il mercato energetico del nostro Paese è un momento roseo, basti pensare alle tre grandi attività del mondo energetico: la produzione, la distribuzione ed il mercato. Sul fronte della produzione il 42% dell’energia in Italia è generata da fonti rinnovabili. Sul fronte della distruzione in Italia esiste una “rete intelligente” come Enel ci stiamo impegnando nella sostituzione del “contatore intelligente” che verrà sostituito da uno ancora più evoluto. Il mercato poi, i clienti sono abituati ad un servizio di valore e sono abituati a scegliere”. Gli equilibri geopolitici ed il mercato energetico? “E’ un rapporto strettissimo. Il mix di energie sta un po’ cambiando la geografia politica. In Italia ad esempio c’è un nuovo modo di produzione di energia elettrica. Siamo in continua evoluzione”.

 

 

18 marzo ore 17.30 – Trasporti e nuova mobilità

Marcello Messori, Direttore Luiss School of European Political Economy: “Bisogna distinguere il livello europeo e il livello nazionale, quindi nel nostro caso il livello italiano. Certamente i trasporti sono un fattore fondamentale dell’infrastrutturazione di imprese. Da questo punto di vista servono per incentivare gli investimenti, quindi per consentire una crescita più robusta nel breve e nel lungo periodo. Una volta che questi investimenti sono realizzati e quindi si sono migliorate le infrastrutture questo giova alla crescita e alla produttività di un paese. Quindi io credo che si tratti di ammodernare la nostra infrastruttura soprattutto per quelle parti che sono meno efficienti e che dovrebbero essere portate a un grado comparabile con l’efficienza delle parti più moderne. Il riferimento è soprattutto al trasporto ferroviario che ha un punto di forza nell’alta velocità ma che purtroppo è ancora carente in molti altri comparti”.

 

 

Fulvio Bonavitacola, Vice presidente Regione Campania deleghe urbanistica e ambiente: “Il sistema trasporti è uno dei servizi di prossimità all’utenza di maggiore interesse soprattutto per i ceti sociali meno abbienti e che è alla ricerca di un equilibrio, perché nella articolazione delle competenze tra lo stato, le regioni, le autority, gli enti locali  chi subisce un po’ di confusione eccessiva sono proprio gli utenti”. Attraverso i trasporti è auspicabile una crescita e uno sviluppo sostenibile? “Il sistema dei trasporti è essenziale per garantire un equilibrato sviluppo delle diverse aree territoriali. Un’area svantaggiata nei collegamenti è un’area svantaggiata nelle chance di competere nel mercato globale o anche nel mercato locale”.

 

 

18 marzo ore 15.00 – ICT e reti: modelli ed evoluzioni

Angelo Marcello Cardani, Presidente Agcom: “Le reti di nuova generazione sono degli oggetti costosi che richiedono investimenti non irrilevanti. Oggi credo che chiunque possa contribuire, pubblico o privato, debba farlo perché l’Italia è indietro rispetto sia alla media dei paesi sviluppati sia in relazione agli altri paesi dell’Unione Europea”. Cosa significa la neutralità della rete? “Il problema è trovare una ragionevole regola che permetta ad esempio a tutto ciò che ha una urgenza obiettiva, per esempio la cosiddetta “salute elettronica”, di avere precedenza assoluta. Ma fra i dati normali, che riguardano ad esempio molto frequentemente forme di intrattenimento, come film e giochi, è ovvio che diventa difficile stabilire chi passa per primo. Allora la non neutralità della rete è una situazione nella quale degli operatori di rete vendono a dei produttori di servizio diritti di priorità di passaggio. E’ una questione esclusivamente di soldi”.

 

 

Filippo Donati, Professore Diritto costituzionale Università Firenze: “E’ uno dei temi più importanti, che sono nell’agenda della politica nazionale e nell’agenda dell’amministrazione locale, quello di aumentare il grado di digitalizzazione. Per favorire la trasparenza, l’accesso dei cittadini, una amministrazione più vicina agli utenti. Quale è il grado di digitalizzazione? Questo dipende da amministrazione a amministrazione. Certamente richiede grossi investimenti sia in termini economici sia in termini di impegno da parte del personale. Credo che il nostro governo attuale stia dando un forte impulso in questa direzione”. E’ realizzabile la sicurezza informatica? “Ci sono state recentemente sentenze importantissime anche da parte della Corte di Giustizia, pensiamo alla sentenza che ha dichiarato illegittimo l’accordo tra l’Europa e gli Stati Uniti riguardo al trasferimento di dati personali da parte dei social network negli Usa. Le tecniche di oggi permettono un controllo capillare sui dati che sono trasferiti attraverso la rete”.

5 marzo ore 10.00 – Reti di Impresa e Nuovi Distretti

Marco Bellandi, Professore Economia applicata Università Firenze: “I distretti industriali sono uno dei pilastri su cui si regge l’industria italiana. Molti di questi distretti hanno mostrato capacità di reazione di fronte alla dura crisi economica che dal 2008 stiamo affrontando. Stanno emergendo anche forme organizzative diverse che non sono in competizione con quelle tradizionali ma riescono a combinarsi con esse. Parlare di quarta rivoluzione industriale è un po’ una semplificazione giornalistica, le analisi economiche poi ci consegnano una realtà diversa. Però è vero che si registrano processi di cambiamento. Il mix italiano è quello di aziende artigiane e aziende innovative e avanzatissime, la tradizione italiana non va persa nella “nuova rivoluzione industriale” perché ci permette di essere qualitativamente competitivi a livello internazionale”.

 

 

Fulvio Coltorti, Economista industriale: “L’industria 4.0 è una rivoluzione epocale che sta interessando i nostri distretti. In Italia ci sono 4 milioni di imprese, questo significa che ogni giorno ci sono almeno 4 milioni di imprenditori che pensano come affrontare i mercati. E quella dell’industria 4.0 può essere un’opportunità anche per loro, a patto che vengano predisposte strutture adeguate affinché questi imprenditori abbiano un supporto tecnologico. Penso alle università, ai centri di ricerca e a quel nuovo ente che prenderà il posto dell’Expo”.

4 Marzo ore 17.30 – Ricerca, Territorio e Innovazione

Reti d’impresa e nuovi distretti. Siamo all’industria 4.0?

Le sfide delle imprese italiane si giocano sull’internazionalizzazione e globalizzazione?….

 

 


Giorgia Giovannetti, Prorettore Relazioni internazionali Università Firenze: “Vanno coinvolte le piccole e medie aziende italiane per le quali è più difficile internazionalizzarsi. È molto costoso essere presenti su mercati lontani. Serve un sistema bancario che funzioni per accompagnare l’internazionalizzazione. Se io produco scarpe e vado in Cina ma la Cina non chiede scarpe, non riesco a fare profitti. Quindi mi servono informazioni sui mercati, sui settori, mi servono informazioni sui concorrenti. È molto diverso se il mio concorrente è la Germania o il mio concorrente è la Cina”.

Marco Bardazzi, Executive Vice-President e Direttore Comunicazione Esterna ENI: “Quando si hanno le dimensioni per esempio di ENI, fare impresa in Italia e all’estero è un’avventura entusiasmante perché si può essere presenti in tutte le parti del mondo con delle caratteristiche ‘italiane’, che altri non hanno. ENI ha un approccio diverso rispetto ai suoi competitors, fin dai tempi di Mattei. Ed è proprio l’italianità che rende diversa ENI. Le imprese italiane si collocano in un punto diverso rispetto ai grandi colossi mondiali, per quanto riguarda le dimensioni e i risultati. C’è comunque una crescita della presenza italiana in tantissimi settori”.

 

 


Andrea Pontremoli, Amministratore Delegato Dallara Automobili: “È aumentato lo spazio dove noi imprese possiamo operare e questa è una cosa molto positiva. Globalizzazione vuol dire poter lavorare in tutto il mondo, portando valore aggiunto.  Per essere competitivi in un mondo globale non si può pensare di essere competitivi solo come singola azienda ma ogni azienda deve fare qualcosa per rendere competitivo il proprio territorio perché la sfida sarà fra territori e non fra singole aziende. Le imprese italiane sono di due categorie: chi lavora sull’alto valore aggiunto ha un futuro brillante perché riesce a lavorare sull’innovazione e gli altri rincorrono; chi invece lavora sulla pura efficienza e sul basso costo è destinato a cambiare modello di businness”.