20 Febbraio ore 10.00 – Immigrazione e Territori


PREFETTO MARIO MORCONE, Capo Dipartimento Immigrazione Ministero dell’Interno “Esiste il rischio che l’Italia possa essere lasciata sola ad affrontare i flussi migratori. Certo è che questo significherebbe che l’Europa, per come l’abbiamo immaginata, si parcellizza in tanti Stati. Io continuo a lavorare affinché l’Europa trovi lo spirito del trattato di Lisbona e di una solidarietà fondante rispetto alla casa comune”.
“L’uomo più avanti nell’affrontare e analizzare il fenomeno migratorio è Papa Francesco che ci ha spiegato che rispetto alla povertà, alla fame, alla sofferenza non esistono muri, fili spinati, barriere. Non possono esistere se non con un imbarbarimento culturale e spirituale. Bisogna superare gli egoismi nazionali per un disegno più ampio. Ma faccio fatica trovare a livello europeo interlocutori di grande spessore, oggi il clima si sta facendo cattivo”.
“Non teniamo conto degli egoismi comunali, regionali. Siamo la Repubblica italiana e chi vince o chi perde alle prossime elezioni amministrative mi è del tutto indifferente. Dal 2014, quando avevamo il 22% dei migranti in Sicilia ed il 3% in Veneto e l’8% in Lombardia, siamo passati al 14% di profughi in Lombardia, il 12 in Sicilia e l’8% in Veneto. Bisogna dunque mettere da parte un atteggiamento “miserabile” della polemica politica”.
 

MONICA POLETTO, Presidente Compagnia Opere Sociali “Mi vengono in mente le parole di Papa Francesco quando aveva incontrato il mondo delle scuole che diceva che per educare un bambino ci vuole un villaggio. A me sembra che per accogliere e integrare questo flusso migratorio immenso ci vuole il villaggio che è costituito dagli enti locali ma soprattutto dalla gente. L’accoglienza si realizza quando i migranti sono rese autonome di poter concorrere positivamente alla propria vita”.
“Mi sembra che nei nostri Paesi ci siano tanti migranti, profughi, rifugiati e non ha senso continuare a erigere steccati e muri. Evidentemente la sfida è quella dell’integrazione, della reciprocità”.
 

Monica Degl’Innocenti, Direttore Eunomia. L’immigrazione è il tema che sta misurando la capacità dell’Europa di gestire la complessità di un fenomeno che non può essere affrontato dagli Stati singoli, ma che necessita di scelte condivise. Taluni Paesi, soprattutto del  nord Europa, tradizionalmente accoglienti verso i richiedenti asilo, di fronte all’imponente esodo dai territori in guerra registrato nello scorso anno hanno mutato le loro politiche fino a giungere ad una temporanea sospensione degli Accordi di Schengen, ovvero della libera circolazione all’interno dell’Unione Europea.
Molte le questioni aperte, fra cui l’applicazione della Convenzione di Dublino sulla determinazione dello stato competente per l’esame della domanda di asilo presentata in uno degli stati membri delle Comunità Europee, comunemente conosciuta come  Dublino III, che prevede che lo Stato membro competente sia lo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione europea. Un fenomeno complesso che è quotidianamente in divenire e per il quale l’Italia ha sempre dato un grande impegno. Un impegno che la sua collocazione geografica di frontiera nel Mediterraneo impone.