Immigrazione, Kyenge: "Europa, necessarie politiche transnazionali”

 “Per l’Europa è venuto il tempo di dotarsi di politiche di immigrazione transnazionali”. Lo afferma l’ex ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge intervenendo a margine di Eunomia Master, il corso di alta formazione politico – istituzionale ospitato a Villa Morghen a Settignano (Firenze) con la sua IX edizione dedicata a temi europei.
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L’on Kyenge ha preso parte alla lezione “Società europea e multiculturalismo” insieme al professore di Demografia Massimo Livi Bacci. “L’Italia – afferma l’ex ministro – ha bisogno dell’Europa, ma l’Europa deve dotarsi di nuove politiche di integrazione che considerino tutti i fattori socio-economici e politici degli Stati coinvolti. Il nostro Paese è al sud della Ue e al centro del Mediterraneo. Abbiamo frontiere che devono essere riconosciute come porta di ingresso nella Comunità europea. Questo vuol dire cambiare strategie a livello europeo. Vuol dire che l’Europa deve dotarsi di politiche di immigrazione transnazionali e di una nuova visione per la gestione dei richiedenti asilo, una questione che non compete solo all’Italia ma a tutti gli Stati membri della Ue”.

Accanto all’on. Kyenge, coordinati dal professor Pietro Grilli di Cortona, membro del Comitato Scientifico di Eunomia, il professor Livi Bacci, che interpellato sul futuro dell’Europa afferma: “Nei momenti di crisi diminuisce enormemente il fascino delle istituzioni, tutte sono in discredito, si ha meno fiducia nei governi, nei partiti, nella magistratura e anche nell’Ue. L’Europa inoltre è un continente vecchio, fatto per i vecchi e i vecchi in genere non sono portatori di entusiasmo”.
IMG_2536Secondo Livi Bacci la chiave di volta per forgiare la nuova Ue è la generazione Erasmus: “Dovrebbe essere obbligatorio per ogni cittadino italiano ed europeo tra i 16 e i 25 anni – dice – passare un anno in un altro Paese dell’Ue, per lavoro, per studio o solo per cultura. La generazione Erasmus sta facendo l’Europa, ma la sta facendo troppo lentamente, perché i giovani che sono ammessi a questo percorso sono pochi. Le distanze tra le nazioni sono fortissime: vedo ancora 28 Paesi e non un’Europa”.